Maya Verni
LOGOPEDISTA

Vediamo quali sono le conseguenze emotive degli alunni con DSA. É importante riconoscerle per ridurre il rischio di sviluppare demotivazione o frustrazione nel soggetto
“All’asilo i miei disegni erano indecifrabili, così dice il mio papà. Ma i grossi problemi sono iniziati con la scuola elementare. Scrivevo male e leggevo peggio. Ero continuamente sollecitato a fare meglio e, siccome la cosa non avveniva, sono arrivate le brontolate, poi i brutti voti e la costrizione a riscrivere il compito dopo aver strappato la pagina. Questa punizione mi gettava nella disperazione più violenta perché per me aver scritto quella pagina aveva voluto dire una grande fatica fisica e mentale. Purtroppo anche mia mamma credeva che fosse svogliatezza (non sapeva niente della dislessia) e a casa si metteva a fare l’aguzzina come facevano in classe i miei insegnanti: mi faceva piangere e qualche volta scappava la pacca o il pizzicotto. A scuola non riuscivo a stare attento, ero sempre distratto e sul mio viso calava come una maschera inespressiva. (Mattia, 19 anni) (Stella, 2002, p.95)”.
Questo paragrafo è esemplificativo di come può sentirsi un ragazzo con disturbo specifico dell’apprendimento (DSA).
Quando la difficoltà non è ben riconosciuta, può essere vista gli occhi dei genitori come svogliatezza o pigrizia, così il bambino viene ripreso o esortato a dare di più a scuola.
Nonostante gli sforzi, mal riconosciuti o poco appagati, il soggetto tende a non volersi più impegnare, ad avere una scarsa fiducia nelle proprie capacità e a chiudersi in sé stesso.
Di conseguenza la motivazione e l’impegno diminuiscono, aumentando le probabilità d’insuccesso scolastico.
I DSA comportano considerevoli conseguenze, tra cui risultati scolastici inadeguati, frustrazioni, elevati tassi di abbandono scolastico e bocciature.
Gli studenti costruiscono a scuola un’immagine di sé stessi che influisce sull’intera personalità e poiché il rendimento scolastico rappresenta uno dei fattori più importanti nel condizionare l’autostima, è evidente che la dislessia ha effetti non trascurabili sull’autostima del bambino o ragazzo.
Un insegnante, se non correttamente informato, può attribuire le difficoltà dell’allievo a una mancanza d’impegno, disattenzione, svogliatezza, pigrizia o a un ritardo cognitivo.
In casi particolari la situazione può portare addirittura a stati depressivi (scarsa comunicazione con genitori, amici e insegnanti), stati d’ansia e senso di frustrazione (in caso di verifiche o interrogazioni) e fragilità emotive.
Come fare per non arrivare a questa situazione?
Il mio consiglio: informarsi, confrontarsi e chiedere pareri a persone esperte
L’adeguata informazione e formazione di genitori e insegnanti potrebbe migliorare molto lo stato di dislessia del bambino, inoltre gli stessi insegnanti otterranno molti più vantaggi nel loro modo d’insegnamento e nella programmazione di verifiche e interrogazioni.
Inoltre è importante che anche i compagni di classe vengano istruiti dagli insegnanti riguardo sia il tema dei DSA che le diversità tra persona e persona, in modo tale da chiarire come mai l’allievo con DSA segue un programma personalizzato differente ed evitare situazioni di isolamento.
Bibliografia:
Autostima, stile attributivo e disturbi internalizzanti in bambini dislessici – C. V. Marinelli, G. Romano, I. Cristalli, A. Franzese e G. Di Filippo - Erickson
Dislessia e lingue straniere – C. Zarucchi