Maya Verni
LOGOPEDISTA

Con il termine disartria si indica la difficoltà ad articolare le parole a causa di alterazioni nel controllo muscolare dell’apparato pneumo-fono-articolatorio per un danno dei processi motori di base coinvolti nella produzione verbale
Al contrario dell’afasia, in cui il soggetto non riesce a dire la parola giusta, si tratta di una difficoltà a livello del controllo motorio dei muscoli coinvolti nell’apparato pneumo-fono-articolatorio.
L’eziologia è molto variabile e comprende malattie cerebrovascolari e degenerative (es. Parkinson, paralisi sopranucleare progressiva, SLA), disturbi extrapiramidali (distonia focale, corea, mioclonie), malattie dismetaboliche, traumi cranici, malattie demielinizzanti e infettive, miastenia gravis, neoplasie, paralisi periodiche, miopatie, intossicazioni o cause iatrogene.
Spesso compare associata ad altri sintomi.
Per maggiore chiarezza possiamo dividerla in quattro categorie: disartria motoria (centrale e periferica), disartria sensitiva, disartria muscolare e disartria mista.
Quindi in cosa consiste per il paziente essere disartrico?
La disartria si traduce in una riduzione o perdita delle capacità comunicative.
La severità dipende dalla gravità complessiva e dalle necessità sociali e lavorative del soggetto: una disartria lieve può creare meno problemi per un pensionato rispetto a un avvocato o un politico.
Il trattamento logopedico è in grado di fornire mezzi alternativi di comunicazione, di migliorare la chiarezza dell’eloquio tramite esercizi, la motricità degli organi fono-articolatori e la precisione articolatoria, di eliminare la possibile presenza di comportamenti viziati e di adottare strategie di ottimizzazione dell’ambiente. Ogni trattamento viene adattato e personalizzato in base alle esigenze del singolo soggetto disartrico.